La pesca in Corea è una delle uniche fonti di sostentamento e la sua popolazione femminile ha messo a punto i metodi per ritrovare il benessere dopo quei lunghi periodi di lavoro in posizioni ed in condizioni terribili.

La Corea è una nazione che ha una immensa fascia costiera. E’ una penisola ed è costellata di molte isole tutte intorno. L’economia di questo paese è quasi interamente basata sulla pesca.

Per questo si sono sviluppati in quel Paese due metodi tradizionali di pesca, che dai primi del ‘900 sono diventati tre.

Il primo metodo, quello di cui vi voglio parlare, viene utilizzato fin dal lontano 1300 ed è il metodo utilizzato ancora oggi dai pescatori dell’isola di Chejudo.

Questi pescatori si tuffano, senza alcuna protezione fino ad un massimo di 15 metri sotto il livello dell’acqua e, in apnea, pescano ricci di mare, alghe, frutti di mare e quanto riescono a cogliere dal fondale.

Il loro lavoro dura tutto il giorno, iniziando di mattina presto e fino a quando hanno possibilità di tuffarsi.

All’inizio erano gli uomini ad effettuare questo tipo di pesca, ma poi nell’isola di Chejudo cominciarono a prendere sempre più piede le donne pescatrici, arrivando a sostituire in modo definitivo gli uomini in questo lavoro così pesante e pericoloso.

Queste donne affinarono talmente la loro capacità di tuffarsi e scendere in apnea che gradatamente sostituirono tutti gli uomini, divenendo le famose tuffatrici/pescatrici.

Il fatto che fossero le donne a immergersi, diede loro modo di trovare finalmente una libertà sociale ed economica che era stata per loro sempre solo una speranza, un sogno, e che arrivò addirittura ad essere poi la maggiore fonte economica della famiglia.

Soprattutto diede modo a queste donne di formare una sorta di “sorellanza” che le accomuna tutte, sorelle, figlie, madri, cognate e addirittura suocere e nuore, che le porta ad essere una rete di aiuto reciproco sull’isola come da nessun’altra parte si possa trovare.

Le donne cercano di continuare il proprio lavoro il più possibile proprio perché si sentono “vive” in questa formidabile sorellanza. Si dice che una delle più anziane abbia addirittura 83 anni e sia ancora in pieno vigore lavorativo.

Ovvio che per queste persone i problemi di salute siano abbastanza comuni.

Emicranie, date dalla profondità, dai continui tuffi e risalite, problemi muscolari e artritici per il continuo contatto con l’acqua, la fatica dell’immersione e della emersione, sono solo qualche esempio dei problemi che questo lavoro stressante e stenuante, effettuato per molte ore al giorno e per tutti i giorni dell’anno possa portare.

Per questo, chi resta a terra, si è specializzato nel portare sollievo con delle manovre che non sono un vero e proprio massaggio, ma “manovre” catturate dalle più conosciute tecniche orientali di benessere psicofisico ed assemblate dalle madri, figlie e donne che rimanevano a casa, per alleviare tutte quelle problematiche che questo lavoro può portare a chi lo svolge.

Così con l’andare del tempo iniziano ad imparare questa tecnica anche le donne che restano a casa ed i cui mariti vanno a pesca sulle piccole imbarcazioni locali.

Tornando dopo svariati giorni in alto mare, appunto su piccole imbarcazioni dove muoversi diventa a volte impossibile, ricevono beneficio da questa tecnica che riporta tutto il corpo in uno stato di benessere psicofisico ottimale, ribilancia muscoli e tendini e livella il mesenchima riportando gli organi interni nel loro spazio naturale, alleviando dolori e tensioni, sciogliendo l’acido lattico con una sorta di stretching indotto dalle manovre.  

Nasce e si diffonde così questa tecnica che viene oggi chiamata con il nome di KIN JANG e si tratta di una vera e propria tecnica di bilanciamento muscolare, tendineo, del mesenchima e degli organi interni, che inoltre è un rilassamento senza eguali.

Manovre che vanno eseguite per tutti nello stesso modo, che vanno imparate a memoria e che richiede nell’attuarla una sorta di concentrazione meditativa da parte sia dell’operatore che del ricevente.

Sono talmente efficaci queste manovre, che io stessa le ho testate su giovani giocatori di calcio. Giovani promesse del calcio di squadre di serie C che dopo aver ricevuto il trattamento hanno dichiarato che non serviva più il riscaldamento fatto dal coach prima della partita.

Ovvio che alla fine di ogni partita un bel ribilanciamento apportato da una seduta di KIN JANG ci stava proprio bene, proprio in previsione sia delle problematiche che potevano sorgere nel “dopo partita” ma anche in preparazione di quella successiva.

Possiamo quindi dire che questa tecnica è perfetta per chi pratica qualsiasi tipo di sport, ma è anche utilissimo a chi ha un lavoro dove alcuni muscoli vengono sempre messi sotto sforzo, oppure a chi, invece, non riesce a muovere in modo adeguato il proprio corpo.

Il bilanciamento del mesenchima ridona a tutti il corpo quella vitalità e quel bilanciamento che servono per continuare a restare in buona salute, a chi desidera ritrovare la propria forma fisica dopo sforzi eccessivi, ma anche a chi semplicemente vuole sbarazzarsi dello stress.

Imparare il metodo del KIN JANG oggi è molto facile grazie al nostro metodo di insegnamento on-line per professionisti operatori olistici.

Abbinare il metodo del KIN JANG alle altre tecniche olistiche dà maggiore professionalità a chi già conosce tecniche come la riflessologia o shatzu, oppure si può diventare operatori olistici praticando solamente il metodo del KIN JANG, essendo una tecnica completa che, nel suo insieme porta beneficio a tutto il corpo.

Daniela Spachtholz è insegnante di riflessologia e di metodi di massaggio e di Kin Jang, avendo effettuato studi approfonditi ed avendo praticato per più di vent’anni in tre studi nel nord Italia come professionista e presso strutture polispecialistiche.

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