Forse non tutti sanno che le festività appena trascorse sono in effetti molto più antiche dell’avvento della nostra religione.

Nell’antico Egitto già si festeggiavano tutti questi eventi portati come eventi divini e mitologici, ma che in realtà riflettevano molto di quello che la stagione portava con se.

Poi, data il forte radicamento delle popolazioni alle credenze pagane, il cattolicesimo, come ben sappiamo, modificò lentamente ma inesorabilmente il significato delle festività pagane, portandone il significato verso il proprio culto.

Nel calendario egizio, che era un calendario lunare abbiamo queste festività che riassumo brevemente per non tediarvi:

IL 27 NOVEMBRE (17 Hatoor egizio) ricorre l’Ultima Cena egizia.

Come viene riportato da Plutarco assomiglia molto all’ultima cena di Gesù, perché vi sono una cena, un tradimento ed una uccisione. Il dio Osiride viene tradito ed ucciso e la sua bara viene gettata nel Nilo.

28 giorni dopo questa uccisione, quindi il 25 dicembre, abbiamo nella mitologia egizia la rinascita del Re-rinnovato. Il dio rinasceva nella figura del figlio Horus che aveva concepito in modo miracoloso. Nello stesso modo rinasceva simbolicamente il faraone, il cui rinnovamento dura 8 giorni (fino al 1 gennaio).

Ricordo che l’anno egizio iniziava il 17 luglio per cui nulla aveva a che fare questa data con l’inizio dell’anno solare…

Le festività continuano però per altri 6 giorni in quanto dopo 40 giorni dalla morte di Osiride si festeggiava l’epifa (il 6 gennaio)

Iniziamo a chiederci: perché 28 giorni per la rinascita? Perché la potenza divina di Osiride era considerata collegata alla luna e la sua vita era basata sul ciclo lunare. Quindi dopo la morte il ciclo lunare di 28 era l’unico possibile per la sua rinascita.

La scena che raffigura la sua morte e rinascita rende perfettamente l’idea essendoci raffigurati sul suo sarcofago 28 steli di grano che crescono (28 giorni per la rinascita), scena chiamata “resurrezione del grano”.

Il rituale della “rinascita/rinnovamento” del re era una festa molto sentita in Egitto, in quanto il faraone/dio rinnovava i suoi poteri terreni e divini.

Questi festeggiamenti si estendevano dal 25 dicembre all’1 gennaio (8 giorni) miravano a rinnovare i suoi poteri soprannaturali, portandogli nuovo e ringiovanito potere.

Dopo ulteriori 6 giorni, quindi alla fine dei 40 giorni dalla sua morte, Osiride rinato, rinnovato nei suoi poteri e ringiovanito (nella figura di Horus, il figlio che nasce dal dio morto), viene immerso nelle acque del Nilo per la purificazione.

Durante questo periodo, dal 27 novembre, data della uccisione di Osiride, al 6 gennaio, data della purificazione del Faraone/dio, si effettuava un particolare digiuno che finiva appunto il 40° giorno dopo il 27 novembre (ultima cena di Osiride), quindi il 6 gennaio (11° di Tobi).

L’Epifa, il 6 gennaio, quindi veniva festeggiato già nell’antico Egitto, come rinascita effettiva dell’anno lunare, dopo la sua purificazione dopo il digiuno invernale.

Il ritorno alla vita poteva avvenire solo dopo la purificazione fisica e spirituale. Il popolo faceva abluzioni con l’acqua de Nilo ed una grande festa sembra fosse riservata alle abluzioni del Faraone/dio rinnovato e pronto a regnare un altro anno sulle terre del Nilo