Sapevate che dietro la preparazione di questo antico piatto c’è tutta una serie di atti magici ed energetici che le infondono un grande potere energetico e di guarigione?

La polenta è una delle prime preparazioni antiche tipiche dei paesi freddi.

Ma dietro alla preparazione della polenta c’è un misticismo che non a tutti è compreso.

Innanzitutto dobbiamo pensare che nell’antichità la polenta veniva fatta con farina di orzo o di farro, o ancora con la farina di ceci ed era molto conosciuta fra tutti i popoli antichi, amata da Romani e dai barbari, dai Galli e da tutti i popoli delle zone fredde.

Poi si cominciò a utilizzare il granturco (importato dall’Oriente) e fino alla scoperta dell’America questo fu il cereale più utilizzato, fino a quando non si scoperse e si importò dal nuovo mondo il  mais.

Quindi, come stavamo dicendo, la polenta viene fatta già dai tempi dell’impero romano con la farina gialla prodotta dal granturco, il quale è simbolo della vita, del sole e della capacità di crescita personale.

il giallo della farina potrebbe essere paragonato all’oro dei poveri, (ma anche dei ricchi i quale non possono mangiare denaro, ma la polenta o i prodotti fatti con la farina color del sole, sicuramente si)

Poi si fa bollire l’acqua con un pizzico di sale nel pentolone di rame che, posto direttamente sul fuoco di legna, prende un bellissimo color nero fumo, somigliando sempre più al pentolone delle streghe.

Una volta bollita l’acqua con il sale non si inserisce subito tutta la farina, ma c’è una particolarità che rende questo atto un atto “sacro”.

Si divide la farina già pronta sul piatto in quattro facendo dei solchi con la mano a forma di croce e questa è la prima benedizione della polenta.

Poi da ogni quarto si prende un pugnetto piccolo di farina, raschiandolo dalla superficie e la si getta nell’acqua che bolle.

Questo atto sta a significare come la “strega” prenda la parte superiore delle quattro energie formatisi con la croce, quella parte che copre la vera essenza che sta sotto, quel velo invisibile che non ci permette di andare a fondo nella vita e di scoprire l’oro che sta sotto ad ogni cosa.

Quindi attende che l’acqua riprenda bollore.

Se l’acqua riprende bollore presto significa che il velo che copre le percezioni extrasensoriali è sottile, se invece tarda a prendere bollore significa che la “strega” ha ancora molto da lavorare su di se per giungere alle percezioni extrasensoriali.

Lascia quindi che l’acqua bolla per almeno 5 minuti (il tempo necessario per le preghiere di ringraziamento del cibo che giungerà a tavola) e poi gentilmente farà scendere a pioggia leggera la farina nella pentola rimescolando con il cucchiaio di legno dal manico ben lungo, tipico della polenta.

La pioggia dorata che entra nella pentola significa le benedizioni che il Cielo elargisce alla famiglia. Se si formano dei grumi nella pentola significa che la pioggia non è scesa uniformemente, quindi alcune benedizioni potrebbero andare sprecate, non capite, non accettate o perdute nel tempo.

Ecco perché è importante non fare grumi nella polenta.

Il legno del mestolo sta a significare il contatto son la natura, la malleabilità, la flessibilità con cui l’uomo (e soprattutto la strega) si adatta alle vicende naturali, alle stagioni ed alle vicissitudini della vita. La malleabilità e la flessibilità servono per non spezzarsi.

La pentola è la strega stessa, che accoglie le benedizioni dentro di se, per “cuocerle” e renderle commestibili in modo che i suoi familiari, amici e chiunque assaggi quella polenta possa godere di queste benedizioni assimilandole dentro di se.

La polenta poi va girata con il mestolo in legno in senso orario, che significa “dare”, “aumentare” “rendere positivo”

Va cotta 40 minuti, sapete perché? Perché 40 sono i giorni delle quarantene e la polenta, ser be energizzata fa uscire dalle quarantene, guarisce ed aiuta a mantenersi in salute.

La buona strega non fa cuocere un minuto di più.

Ha già preparato l’asse in legno (fecondità, malleabilità, dolcezza, morbidezza) per accogliere il preparato magico del pentolone e al suo fianco, decisamente sulla destra, il coltello in legno che si utilizza SOLO per la polenta.

Dalla pentola all’asse è una manovra importante. Deve essere fatta in un solo gesto sicuro e senza tentennamenti, e ciò che non cade insieme e che resta nella pentola non va assolutamente fatto scendere con altri accorgimenti.

La polenta per essere “magica” deve essere compatta, soda e in un unico pezzo come il pane, per essere tagliato e condiviso fra i commensali.

Ciò che resterà nella pentola in rame verrà poi coperto con il bianco latte che purificherà quella parte per un certo verso “anomala” e distante da tutto il resto, per mangiarlo nel prossimo pasto come “polenta e latte”

Appena la polenta si è adagiata sulla tavola in legno e si è ben assestata (magari con qualche piccolo scossone da parte della strega/cuoca) si prende il coltello in legno e si forma una croce sulla sommità della polenta.

La croce non indica, come possiamo pensare, la crocefissione di Cristo, ma semplicemente è il simbolo del Sole e nell’incrocio dei due rami, un quel punto dove si intersecano, in quel preciso punto entra nel cibo dorato l’energia del Sole lucente e benedicente, che porta guarigione e serenità nei pensieri e nel corpo.

Poi si porta in tavola, posata nel centro del tavolo, ed ognuno si prende una fetta tagliandola con il coltello di legno.

In antichità si faceva come con il pane: prima si servivano tutti e poi si benediceva il cibo nel proprio piatto e dopo si iniziava a mangiare.

La polenta, questa sconosciuta in termini energetici, ora spero abbia un posto più consono sulle tavole di ognuno.

Daniela Spachtholz

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Daniela Spachtholz si occupa delle energie da quasi 50 anni e ama cercare nelle tradizioni il loro aspetto energetico/magico.

Amante di tutto ciò che si può rapportare alla sapienza dell’antico sta mettendo a punto un libro su cui riporterà tutte le sue ricerche in questo senso.

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