Le Ziggurat, un inno al sole.

Ziqqurat di Ur

Anche se può non sembrare, le ziggurat, note in tutto il mondo antico, presso ogni popolo, ogni etnia, in assembramenti umani di pochi individui, o in grandi città antiche, erano un INNO AL SOLE

Dobbiamo dire che il Sole era considerato una divinità importantissima, a ben ragione, da ogni etnia in quanto era colui al quale si deve la vita, e la continuità della vita sulla Terra è dovuta proprio al sorgere quotidiano del Sole.

Infatti il terrore di ogni popolazione antica era costituito dal fatto che il sole ad un certo mattino decidesse di non svegliarsi e quindi che la notte, il buio e il freddo potessero prevalere sulla terra portando distruzione e morte.

Per questa ragione l’uomo già nell’antichità capì l’importanza di portare nei mesi invernali lunghi e freddi i frutti del Sole estivo.

Non era facile in quanto molti di quei frutti non superavano i mesi estivi e si deterioravano.

Ma c’erano dei frutti particolari che potevano essere seccati perfettamente all’ultimo sole estivo, prima che si indebolisse talmente da sembrare che le tenebre dell’inverno avessero vinto su di lui.

Particolari frutti, simili a semi che crescevano su lunghi steli e in grosse o piccole spighe, a seconda della qualità, e che, una volta seccati e triturati, impastati e cotti formavano dei pani che saziando davano la possibilità di superare l’inverno.

Per ogni popolo le spighe erano diverse.

Se nelle zone nordiche e fredde le spighe erano di orzo o di avena, nelle zone più calde, come nella mezzaluna fertile, bagnata dal Tigri e dall’Eufrate le spighe erano grosse e gialle come il sole perché era il posto dove cresceva il grano, detto anche frumento.

Il mais, o granoturco, nonostante il suo nome è di origine americana e fu importato in Europa solo dopo la scoperta del Nuovo Mondo. Era quindi il tipo di cereale prevalente nelle zone del Messico, e coltivato da Maya, Aztechi ed altri popoli del territorio.

Ogni popolo di ogni zona della Terra aveva scoperto che, una volta ben asciugati al sole, questi cereali potevano essere immagazzinati in particolari strutture per superare l’umidità dell’autunno ed il freddo dell’inverno, durante il quale veniva ridistribuito alla popolazione che l’aveva coltivato.

Nelle zone più evolute, i cereali venivano pesati ed immagazzinati segnando di volta in volta il peso ed il nome del contadino per poi sapere quanto e a chi poteva essere ridistribuito nei mesi invernali.

Il metodo era perfetto, si tratteneva una parte per i Signori del luogo che avevano eretto le ziggurat e per i sacerdoti ai quali venivano effettuate offerte per ottenere benedizioni e cerimonie.

Le cerimonie spesso venivano effettuate proprio sulle terrazze di queste strutture, oppure nei piani soprastanti, dato il piano terreno più alto e con spesse mura era, appunto, dedicato alla conservazione delle scorte alimentari seccate

Le energie che scaturivano dalle cerimonie andavano a beneficiare i cereali posti sotto perché non si deteriorassero e portassero la massima energia al popolo che li avrebbe mangiati e viceversa, i cereali che riflettevano le benedizioni del dio Sole davano alle cerimonie una sacralità maggiore.

Oggi sono rimaste alcune vestigia di queste antiche strutture, come i nuraghi in Sardegna o i grandi monumenti a terrazze del centro America e spesso non se ne ricorda nemmeno più l’uso, ed è un vero peccato in quanto ogni atto di ciò che entrava in quelle strutture era considerato SACRO a tutti gli effetti, perché dipendeva solo e semplicemente dal dio Sole.

Quando si effettuava il pane o la polenta, o le piadine (pane azimo) etc, si utilizzava acqua tiepida. Ne calda ne fredda, ma di quel tepore che ricorda il sole estivo.

Quell’acqua che, se lasciata al sole per qualche ora diventa di quel caldo naturale, solare, che va a ritrovare la farina, cresciuta al sole, seccata al sole la quale, ritrovando l’acqua tiepida, ricorda il caldo del sole e produce quell’amore che Madre Terra prova per ogni suo figlio nel donargli tutto ciò di cui ha bisogno.

Insomma il Sole come divinità in ogni movimento per la creazione di quell’alimento che ha assistito tutta l’umanità durante ogni epoca aiutando la sopravvivenza nei tempi più difficili

Ecco perché ancora oggi abbiamo l’abitudine di fare il segno della croce sul pane e sulla polenta, semplicemente perché il segno della croce è ancora più antico della croce di Gesù e del cattolicesimo, ma deriva dalle antiche culture che adoravano il Sole, e che da esso dipendevano.

Infatti il segno della X è il simbolo, in tutte le popolazioni antiche, quasi si fossero messi d’accordo, per indicare il sole, quell’astro caldo e benevolo da cui la vita sul nostro pianeta dipende.

Oggi che abbiamo tutto, pensiamo di non dipendere più da quell’astro nascente ogni giorno da migliaia di milioni di anni, giorno dopo giorno, imperturbabile e serafico. A volte si nasconde dietro alle nuvole, ma è sempre presente nelle nostre vite altrimenti, è bene ricordarlo, non esisteremmo.

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